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Introduzione: Le nuvole scorreggiano

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Cri e il Brazo eran di ritorno dall’esplorazione d’un interessante mercatino, situato a mezzora da casa loro, ovviamente fuori le mura. I due vivevano a Bologna, in un tugurio di posto senza finestre, ora si trovavano su d’uno dei tanti ponti che collegavano i grandi palazzi residenziali al centro storico. Cri aveva venticinque anni, un prorompente pizzetto che legava con un morbido elastico rosa ed il suo coinquilino preferito si chiamava Davide. Il Brazo, che tutti chiamavano rigorosamente con l’articolo davanti, aveva ventidue anni e dei puzzolenti rasta attaccati alla testa, anche il suo coinquilino preferito si chiamava Davide - alla fine in casa erano tre: Davide, Cri e il Brazo, gli ultimi due s’erano appena conosciuti ed ancora dovevano cominciare ad apprezzarsi l’un l’altro, l’auto-voto era di fatti escluso, in molti ne avrebbero fatto altresì uso.

“Un attimo” disse il Brazo senza fornire spiegazione alcuna, ma lasciando intendere il doversi allacciare la scarpa dallo strano ma naturale accucciarsi verso essa. Cri non disse nulla e si limitò ad aspettare, alzando lo sguardo per scrutare il cielo - un lampione abbondava nella visuale, le biciclette degli altri sfrecciavano accanto alla linea bianca che le separava dal sentiero pedonale. “Le nuvole scorreggiano” asserì il venticinquenne dal prorompente pizzetto, “cosa?”, “le nuvole scorreggiano” confermò Cri, “le nuvole scorreggiano?”, “guarda! Quella massa di nuvole nere sembra ch’abbia scorreggiato!” e prese ad indicar il cielo. Il Brazo n’era perplesso. “Guarda bene, quelle nuvole bianche che si diradano verso sinistra sembrano il peto di quelle di destra, il peto... che si diffonde crudele!” continuò il più anziano dei due, senza ottenere risposta. La conversazione mosse i suoi sguardi verso altri lidi, come lo fecero gli occhi ed i piedi dei due, la passeggiata di ritorno verso casa doveva certamente continuare. Il tintinnio della notifica d’un cellulare avvolse l’aria, entrambi controllarono il telefono, era quello del Brazo, che lo rimise subito nella tasca. Prendendo la palla al balzo: “Non ce la faccio più” disse il venticinquenne dal prorompente pizzetto, “che succede?”, “son giorni che aspetto la risposta ad una pec, e non arriva”, “una pec?”, “una mail, di quelle importanti”, “e si chiamano pec?”, “sì, più o meno, la paghi tipo... dieci euro all’anno, così puoi contattare da questo indirizzo di posta speciale le mail delle case editrici importanti, dello stato... della Crusca!”, “e a chi hai scritto?”, “in realtà alla Crusca”, il ragazzo dai puzzolenti rasta scrutò perplesso l’amico - ancora una volta. Cri era uno che cominciava a parlare e non la smetteva mai, ma non era una persona di quelle chiacchierone e senza ritegno, aveva solo tante parole per la testa, ma non mancava mai di aggiungere, ogni tanto, quel “ma ora basta, sto parlando troppo e solo io!”, mettendo per via poetica anche quelle parole che di poetico non avevano nulla. Al suo esclamare succedeva sempre un invito al continuare, nessuno ha mai capito se fosse una tecnica per farsi sopportare o che cosa. La conversazione dal ponte al tugurio fu quindi dominata dal venticinquenne dal prorompente pizzetto, ch’attaccò a parlare del come abbia proposto, seriamente, alla Crusca, d’inserire il termine “esperenziare” all’interno del dizionario - e la manfrina v’è risparmiata - salvo poi passare, sempre all’interno di quello stesso ed astruso discorso, ad altri insegnamenti decisamente più importanti, e degni dei più importanti maestri - questa volta. “Come ti dicevo, il modo migliore per trovare nuovi pezzi da sentire è utilizzare Tinder, tu vai su Tinder Music e ti metti lì, poi i visi che ti capitano contro non sono importanti, tanto lo sai che sono tutte fighe della madonna e non te le scoperai mai, quello su cui devi puntare, anzi, quelle su cui devi puntare... sono le Erasmus, non per il sesso ma per la musica che gentilmente portano con loro in Italia, tu non puoi capire quanta roba ci ho trovato! Tra le altre anche il mio gruppo preferito! La Maravillosa Orquesta Del Alcohol!”, “cosa? Li hai scoperti con Tinder?”, “eh già” se la sorrise Cri, ch’aveva capito che con l’argomento aveva decisamente fatto centro - i tre coinquilini, a casa, avevano una playlist comune ove mettevano i loro pezzi preferiti, e quella band spagnola era decisamente diventata un cult di gruppo. La musical conversazione rimase per tutto il resto della passeggiata in voga, se non per gli ultimi trecento metri, il venticinquenne dal preponderante pizzetto aveva ora altri fondamentali racconti da dispensare: “in Natale a Bologna...” cominciò, parlando del cinepanettone da proporre a Rai Cinema che stava scrivendo, “in Natale a Bologna, per citare l’esoterismo legato agli escrementi... che c’è in ogni film che si rispetti di questo calibro... basti pensare a Natale in India, dove Boldi mangia la merda, il tizio che trova il diamante mangia la merda, tutti mangiano la merda! per citarlo, per l'appunto, ho deciso di scrivere questa scena imperdibile in sceneggiatura... ci sono io, il protagonista, l’invincibile Cri, che scappo in bagno dopo un pranzo di pesce, e qui cito anche Gubbio, giusto?”, “giusto”, “mi metto a far quello che devo fare in bagno, e poi boom! Boom! Stacco imperioso, taglio netto, siamo in un bar, o anzi, in un cafè, per essere... eleganti, intendi?”, il Brazo fece un segno d’approvazione, “in questo caffè c’è Sabrina, la mia amica attrice, che beve cioccolata calda mente esclama solenne... ammazza che merda, pare che qualcuno ci ha cagato dentro! Puah! Che transazione fottuta! Geniale!”. I due erano finalmente arrivati a casa.

 

Nel vicolo dove Cri e il Brazo erano poco prima passati, ora un barbone gridava “aiuto!”, a toni alti, avvicinandosi sempre di più alla principale strada in cerca di un medico. Il suo amico, con il quale si stavano gaiamente bucando endovena per iniettarsi generose dosi di eroina in corpo, ora perdeva sangue dal braccio, a volontà, un flusso infinito! Mentre Gerry chiedeva una mano, un barboncino tanto spelacchiato quanto randagio pisciava sulla gamba dell’agonizzante Mike, che ancora coagulava liquidi.

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