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Capitolo 2: Programmare, presentare

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“Allora, ricapitoliamo...”, se la rise, “hai preferito ad uno psicologo un prete, e adesso hai deciso che terrai fede, solennemente, alla sfida che ti ha proposto” disse Vale - nome intero: Valentina - abbastanza frastornata. Lei, Cri, il Brazo, Davide - il coinquilino preferito del Brazo e di Cri - e Francesca se ne stavano tranquilli a fumar canne e mangiar tramezzini nel cortile della casa dei tre uomini, un picnic era in corso e l’argomento più in voga tra i cinque vedeva come protagonista il venticinquenne dal prorompente pizzetto, ch’elencava i suoi drammatici dubbi, con i pensieri ch’andavano dall’imbucar lettere allo scrivere romanzi.

Seppur ora di pranzo, la luce aveva deciso di non baciare quei cinque, ma di focalizzarsi sulle biciclette lì vicino. Un intenso giallo, quasi arancione, era sparato a forza da quella stella alta nel cielo, ed andava a colpire intensamente le innocue biciclette, parcheggiate a pochissimi metri - neanche tre - dalla grossa tovaglia - o telo, nessuno aveva capito cosa fosse! probabilmente nessuno se l’era chiesto, probabilmente veniva utilizzata/o per entrambi gli scopi. Il Brazo e Cri mangiavano i loro tramezzini con i gamberetti, anche Davide - che di anni ne aveva ventisette, tra occhiaie e capelli mancanti - faceva lo stesso, Francesca aveva deciso che il cibo non la attizzava più e s’era cominciata a fumare e solo a quello - venticinquenne anch’essa, aveva i capelli lunghi e biondi, la testa grossa - Vale era invece già passata al dolce, tiramisù ordinato dalla pasticceria lì vicino con i prezzi per studenti e via col vento - lei aveva invece i capelli mori e dei grossi occhialoni, di anni ne aveva solo diciannove - tutti e cinque formavano un gruppo insolito, ma volenteroso a volersi bene nonostante tutto, tra esami e soldi che sempre mancano e relazioni scomparse a largo della banchina, la vita è fatta per essere vissuta.

“E quale sarebbe questa... sfida?” chiese quindi Vale, dall’alto della sua bocca piena, “beh... è interpretabile... tanto fattibile quanto infattibile”, “ti prego Cri, dillo e basta”. Il venticinquenne dal prorompente pizzetto non cedette alle critiche sulla sua tediosità, e fece quindi un discorso che toccò ampi punti! Dapprima parlò della sua presentazione - della quale tutti erano già abbondantemente a conoscenza - e sul come fosse già difficile organizzare quest’ultima e basta, senza pensare alle varie promozioni - ed i canali social e tutte quante le strunzat - poi toccò l’argomento libro, e parò di come fosse stato difficile scriverlo e stamparlo e su come volesse, finalmente, riposarsi, che voleva dire effettivamente finire di scrivere la tesi, ma il riposo in era di capitalismo è appunto un concetto difficile, successivamente parlò della vera sfida. “Il prete m’ha detto una cosa semplice, ma efficace, a me servono soldi, giusto?”, “giusto” replicò Vale, “e allora prima di andare a fare il postino devo fare i soldi con il libro, e come li faccio? Tramite la presentazione del libro che ho tra un mese, la sfida è questa, se alla presentazione ci sarà tanta gente e venderò una quantità di copie tali da farmi vivere qui a Bologna per i prossimi mesi... rifiuterò il lavoro da postino e rimarrò qui, a vivere la vita che merito!”, Davide s’intromise, “e quante ne dovresti vendere per fare una cifra... quantomeno ragionevole?”, “beh, abbastanza, io ne ho stampate un duecento di copie”, “e per copia quanto ci guadagni?”, “sette euro, se le faccio pagare dieci”, “decisamente poco”, “eh, lo so Davide, lo so”, “potresti alzarle a quindici, sforzo monetario!”, “e chi se lo compra?”, “se fai una presentazione convincente la gente se lo compra”, “eh, ma deve esserci la gente alla presentazione”, “fa parte della sfida, no? Impegnati e portacela questa gente, puoi anche chiedere a qualche prof del dipartimento se ti viene a fare un intervento, perché no...”, il picnic andò avanti a proposte, sfide, scervellamenti vari, e verso la fine un po’ tutti s’erano convinti, nel loro piccolo, che fosse giusto aiutare Cri. Nessuno aveva effettivamente spiccicato parola, a proposito del diretto aiutare, ma tutti sapevano che dal giorno dopo, o chissà, dal giorno stesso, si sarebbero adoprati per portar più gente possibile a quella maledetta presentazione. Francesca si sarebbe anche proposta come grafica per una locandina di livello, quella fatta con Canva dal venticinquenne con un preponderante pizzetto era decisamente ridicola.

 

Tre di pomeriggio, la luce ancora imperversava su quell’agitato condominio, i cinque se n’erano già andati da un pezzo, dalla finestra - aperta - che deva sul cortiletto fuoriuscivano sgradevoli odori di cavolo, la vecchia Maria si stava sicuramente già portando avanti per la preparazione della cena - santa donna!

“Ti infili lì?” chiese Teo a Grazia, “seh, seh” replicò lei, sfatta. Barboneggiava per la città da dodici anni, Grazia, ed aveva incontrato Teo - abbreviazione di Teodoro - su Via San Vitale, un bel giorno di dicembre, sei anni prima, avevano deciso di sposarsi veramente in caso d’una risalita finanziaria, per ora utilizzavano delle graffette sformate come fedi. Comunque, ecco Grazia che se ne andava furtiva da quel portone di condominio, lasciato colpevolmente socchiuso da un inquilino, con il cortile interno ch’aspettava lì: pronto per essere ammirato - ed anche usato. Inizialmente non sentì la puzza di cavolo imperversare e quindi si calò tranquillamente le braghe e cominciò a cagare, con a fare sfondo proprio le biciclette che i cinque potevan ammirare prima. Quel punto dove venne posizionata la tovaglia ora ospitava marrone solidume - alternato dalla giusta quantità di liquidi, anche Grazia s’era permessa di mangiar pesante. “Ma guarda te, non si può neanche più cagare in pace” disse la barbona appena il suo naso fu stuzzicato da quella puzza di cavolo terribile, poco dopo il Brazo uscì dall’appartamento ed inavvertitamente ammirò il regalo lasciatogli, è quasi scontato dire che cominciò ad imprecare.

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