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5. Vomit Gore Lovers

Il bagno è stretto e lungo, scomodo e fastidioso. A separarlo dal resto della casa una porta di legno, nel mezzo della stessa eleganti finestrelle di vetro.

- Basta, basta! - dice lei, - no, basta... no! - sbiascica lui.

La ragazza si appoggia con una mano al bidet, con l’altra si tiene i capelli. Sbocca nel water, vomita rosso, viola, blu, polvere di stelle! chissà che cazzo s’erano mangiati a cena, di certo non se lo ricorda.

- Non siamo nelle condizioni, ti prego!

Continua a supplicare, la ragazza, mentre lui s’avvicina inesorabile, - ti prego, ascoltami! -, il giovane è pure ubriaco, o almeno così sta pensando lei, mentre continua a vomitare.

Una vibrazione si prende la scena, fa rumore, troppo rumore, - chi cazzo è - tentenna lei, a vedere la chiamata della sua amica decide di non rispondere. Zmm, zmm, zmm, il telefono continua a vibrare appoggiato alla lastra di pietra sotto l’unica vera finestra di quel fottuto bagno, zmm, zmm, zmm, il ragazzo si avvicina ancora, - mi devi... mi devi ascoltare!

- Dimmi -, la sua voce sembra urlare, non urla, è acida.

Zmm, zmm, zmm.

- So che vuoi essere libera! - zmm, zmm, zmm, - ma lo sai più di ogni altra cosa che ti amo, che voglio stare solo con te!

Prova a dire qualcosa, lei, ma lui le ha già vomitato sulla mano appoggiata al bidet, quest’ultimo non è stato propriamente centrato.

Degli spaghetti giacciono morenti sul pavimento, ecco che s’erano mangiati a cena, noodles!

- Ha finito di vibrare questo cazzo di telefono?

- Ah è quello il problema, che schifo! mi hai sboccato sulla mano! - lei sembra lucida, forse lo è.

- Senti - gli dice, ma riparte la vibrazione.

Zmm, zmm, zmm, - spegnila! - urla lui, lei esegue, - che mi dicevi? - tornando calmo, tornando serio, tornando convinto, è convinto, convintissimo, pazzamente giusto.

Amore fermati... suona il cellulare di lui, questa sera non andartene, il ragazzo grida dal nervoso.

La sua suoneria, “Amore, fermati” di Fred Bongusto, risuona nel corridoioso bagno. Si tocca i jeans, nervosamente, cerca quel cazzo d’apparecchio del diavolo, tasca destra, tasca sinistra, un’orchestra... tra le nuvole, - dove cazzo sta? - la tua canzone suonerà, risponde.

- Non rompere il cazzo! - urla con la bocca attaccata allo spigolo del telefono, - sto salendo, guarda che se non mi aprite sfondo la porta! - grida anch’essa, l’amica di lei - stai zitta, troia! - e riattacca.

Zmm, zmm, zmm, continua la vibrazione dell’altro cellulare, lui spara una bestemmia, nessuno lo spenge.

- Dicevi? - zmm, zmm, zmm, tum, tum, tum, il telefono vibra, l’amica cerca di sfondare la porta della loro casa.

- Che ti devo dire? - sibila lei, zmm, zmm, zmm.

- Io voglio solo stare con te! - urla, ancora, lui, tum, tum... tuum!

- Cri, non puoi impazzire così, te l’ho detto, se stai preso a male non ci facciamo, e tu no, tu no - tum, tum, tum - oggi sono felice! Sì! Droghiamoci come bestie! - tum, tum, tum, lui si gira verso il rumore, lei lo riporta alla realtà, tum, tum, tum, zmm, zmm, zmm.

- Te l’ho detto all’inizio della relazione come stavano le cose, lo hai accettato di buon grado ed ora ti stai rimangiando tutto, mi rendi la vita un inferno assurdo. Io ho deciso così, lo sai - dice, seria.

Tum, tum, tuum! Il terzo è più forte.

- Ancora con questi discorsi del cazzo! - grida lui, disperato, nel panico, - ma è quello che penso! - replica lei con voce rotta, poi sbocca, nella vasca, e qualche schizzo rimbalza altrove.

Tum, tum, tum. Il viso del ragazzo è pallido.

- Devi accettarmi così come sono.

- Ma non ci credo a quello che credi tu... - tum, tum, tum, - lo sai - bisbiglia, gli occhi lucidi.

- Credici per me.

Lei si avvicina al suo viso, su d’un lato del mento un rivolo di vomito.

- Basta.

- Credici per me - quasi lo tocca, viso a viso.

Tum, tum, tum, l’amica ricomincia.

- Baciami! -, la voce del ragazzo è seria, è forte.

- Mh - ma è un “mh” di felicità, quello della ragazza, un gongolio.

Pomiciano, fortissimo, lui le tocca il culo, non ci arriva, passa maldestramente alla vagina, lei gli tocca il petto, i fianchi, il pene ch’ora è dritto. Tum, tum, tum, oramai è solo uno stupido sfondo quel battere, un tentativo innocuo, tum. Si baciano, con forza, le maglie si strappano, i pantaloni si rigano, l’unica pausa quella della ragazza per vomitare, questa volta per terra, sulle loro scarpe. Non c’è tregua, ricominciano a baciarsi, il sapore di vomito nelle bocche è solo una virgola, un niente, convivere con il reflusso! Urla, grida, foga. Un bagno giustamente morente. La mano della ragazza ora spinge sul mento del ragazzo, lei è più donna, lui è più uomo, lui indietreggia, dietro, dietro, si baciano, tum, bacio dopo bacio passo dopo passo, prendono velocità, il bagno sembra un rettilineo, continuano a baciarsi, decollano! La parte posteriore della testa dell’uomo s’infrange sui vetri della porta del bagno, quest’ultima in frantumi, i cocci conficcati tra nuca e capelli. Sangue, vomito, un rumore fortissimo, il continuare a baciarsi.

L’amica della donna è riuscita a sfondare la porta, ora corre preoccupata verso il bagno, li vede, non sa che fare. Le labbra interrompono la loro unione.

- Ciao Bea! - dice la donna dopo aver staccato la bocca dall’esanime uomo, poi le vomita in faccia.

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