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11. Processo creativo

“L’ho chiusa la finestra in bagno?” si chiese lo scrittore, poi s’alzò ed andò a controllare.

Lo scrittore cominciò a scrivere - era il suo lavoro - ma cominciò a farlo non prima di aver chiuso la finestra del suo bagno, rimasta aperta forse anche troppo. “La lavatrice?” si chiese, “la cazzo di lavatrice!” pensò, quelle erano le ultime grida, le ultime gesta, il centrifugar, toccava svuotarla.

Lo scrittore cominciò a scrivere, ma non prima di aver chiuso la finestra del suo bagno ed aver svuotato la lavatrice - per poi, ovviamente, stendere i noiosi panni.

“Beh, non è stata una grande giocata andare a letto alle quattro e mettere la sveglia presto per essere produttivi, mi sento devastato” pensò. Aveva appena bevuto il quarto caffè della giornata, sì, ed ora aveva i denti sporchi, ed ecco che aveva trovato un altro espediente per non iniziare a scrivere quel maledetto racconti, “ma dopo lo faccio, serio!” s’era detto con poca convinzione prima d’alzarsi, “no, dai, veramente” s’era ripetuto per illudersi ancora un poco, “tanto poi mi verrà fame, cenerò e dopo cena non mi verrà più voglia di fare un cazzo”, ma il brutto di questa vita non è questo, è il senso in colpa, “vorrei vivere in quel limbo di caos creativo che ti viene quando hai voglia di scrivere, quei dieci minuti intensi, intensissimi, che sono tali anche se solo fantastichi di scrivere”.

Lo scrittore cominciò a scrivere, ma non prima d’aver chiuso la finestra del suo bagno, svuotato la lavatrice e lavato i denti. Ora si rendeva conto che i problemi erano solamente iniziati. Il mal di testa non cessava a passare, i caffè non avevano funzionato: era tempo dell’estremo gesto. Prese un bicchiere, poi un Oki dal cassetto, guardò il bicchiere e l’Oki... ma non aveva più voglia di scrivere.

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