4. Un legame con la vita che esiste anche detto Yaro
Yaro era il nome del fiume sotto casa. Di fianco all’entrata del ponte c’era un pesco, si chiamava Dario, l’albero di pesche si chiamava Dario. “Dario, Dario, Dario, come stai?” urlava, di prima mattina, mia sorella dalla finestra; io spesso la sentivo dall’amaca in giardino, sulla dondolante quale consumavo il mio solito caffè americano, che mi preparava mamma. Mamma, mamma, che gentile lei, sempre con un sorriso ed una buona parola, hai certamente avuto dei brutti periodi in vita tua, ma li hai superati, ora non ci giudichi più ma sorridi per ogni nostra decisione, e ti ringrazio per questo. L’amaca è comoda, la sento in sottofondo mentre cammino in una valle di musica dolce, io però chissà se esisto, o chissà dove esisterei. Yaro, Yaro mio, ci rivediamo d’estate, e se vuoi una data precisa, beh, rivediamoci il quattordici di agosto, con il sole che picchia ma il vento che lo combatte a spada tratta, e wow, i sorrisi della giornata, sono proprio wow. La frenesia del ferragosto che sta arrivando, abbiamo il cuore a mille, non si sente l’ora di divertirsi domani, ma forse è anche meglio l’attesa della festa stessa, siamo tutti così felici e ci vogliamo bene.