Capitolo 3: Carnevale

Quattro di mattina, Joker.
Cristo. Quanto odio l’inverno. Fuori è buio, dentro casa pure. Anche le luci sembrano non illuminare abbastanza. Mia moglie dorme, russa. Non sa che l’ho tradita, e non lo dovrà mai sapere. L’altra lei si chiamava Alessia, è durata fino a quando non ha scoperto ch’ero sposato. Peccato. Comunque devo andare a lavoro.
Anche questa Toyota grigia è fredda, molto più fredda di casa e di fuori. Non credo d’aver provato mai così tanto freddo in vita mia. Forse solo quella sera da Gianni. M’ero buttato nella sua piscina. Era autunno, certo, ma cristo!
Faccio un lavoro terribile, davvero orrendo. Gestisco un panificio, o meglio, lavoro per un panificio, è di proprietà di mio fratello. Io guadagno il mio stipendio ed anche qualcosa in più, ma non mi piace. Soprattutto stare sotto di lui. Francesco è gentile, certo, ma quando dio vorrà concedermi un pizzico del mio onore?
Sei di pomeriggio, Bologna - Maglia Casa
“L’ho sempre detto e sempre lo dirò, l’unico modo onesto per guadagnare in Italia sono le rapine”, dico, incazzato nero, “io non posso crederci, sei mesi che lavoro per questi figli di puttana maledetti, quest’azienda di supermercati merdosa e orribile” continuo, digitando più forte che posso su quel maledetto telefono, “e loro mi trattano così? Gli reggevo la cassa normale e quelle automatiche, tutto insieme, e loro dopo sei mesi di stage a seicento euro al mese se ne escono dicendo che non mi tengono? Dopo che ho fatto gli straordinari per venti euro in più manco sul mio conto corrente ma in buoni pasto? Lo stato legalizza truffe a cielo aperto”, Wanna Marchi diceva che i coglioni vanno inculati, ma da che mondo e mondo bisognerebbe ridefinire il significato di “coglione” per come stanno le cose adesso, perché io non posso essere coglione solo perché voglio guadagnarmi uno stipendio onesto, lavorando, e andarmene a casa, perché altrimenti ogni persona onesta che nasce su questa terra, o almeno in questo stato, parte di base con lo status di coglione, ed una cosa del genere non è e non deve essere mai concepibile. “Beh almeno ti ha segnato Bennacer al fanta” mi risponde Pier, il mio amico.
Quattro di pomeriggio, Bologna - Maglia Fuori Casa
“Guarda che il clown lo faceva già quello di prima”
“Lo so, lo so, ma lasciami stare”
Le gialli luci del tramonto scaldavano i motori, in quel di Bologna. Piazza Verdi era più bella del solito, anche i venditori di crack avevano un sorriso diverso, meno arcigno.
“Questa piccola storia...”
“Di cui non frega un cazzo a nessuno”
“Lo so, ma non serve ricordarlo”
“Serve invece, fidati”
“Dicevo, questa piccola storia parte ad aprile, in un bar che stava davanti ad una chiesa fuori dalle mura, più vicino al Dall’Ara che a Piazza Maggiore, avevo un cappuccino davanti”
“Che ha offerto lui, dillo”
“Che ha offerto Andrea”
“Bravo”
“Grazie”
“Continua, vai”
“Davanti a questa chiesa parliamo del mio prossimo ruolo”
“Oh, il prossimo ruolo del Bale dei giorni nostri”
“Farò il pacato figlio d’una esosa coppia, terzo per battute, sceneggiatura orrenda ma... sfida divertente, il regista sarà importante, mi dice”
“Un importante coglione”
“Su questo non ti do torto... definiamo tutto e tra una cosa e l’altra si fa maggio, ah, le prime prove, che profumo di novità”
“E di sotto-palla”
“E si fa giugno e poi luglio e quindi settembre, ottobre, novembre? Dicembre? Ma quanto stiamo provando, e perché le battute le so solo io?”
“Ora si vanta anche il coglione”
“Hai ragione, il fatto che fossi l’unico, insieme ad un altro, a saper le battute, non è di certo peculiare per la storia”
“E allora raccontaci le cose che ci importano e basta”
“Mesi e mesi di prove”
“Già lo hai detto”
“Zitto! Devi stare zitto! Zitto!”
“Ma...”
“Zitto devi stare, zitto! So che dava fastidio anche a voi, questo concept ogni tanto può fallire, no? Dicevo, dopo mesi e mesi di prove, nel quale abbiamo visto il caro regista poche povere volte quanto la sua povera utilità, dato che mai s’è degnato di ricordarsi come aveva montato la scena la volta precedente, o di cosa parlasse lo spettacolo. Mi ritrovo allo sbaraglio con questi... come chiamarli? Rincoglioniti, me li becco tutti in faccia, ogni volta brucio la mia benzina per andare alle prove, mi promettono sold out che in effetti arrivano, trecento persone! Mica male! Ma prima... è stato dicembre, ed io a dicembre chiesi al caro Andrea due biglietti, due soli e sudati biglietti, che su trecento posti non sono nulla... mi risponde di no, no, no, no, no, un singolo no che mi distrugge, no, ci ha messo anche un punto subito dopo in quella chat di whatsapp. Ah, caro Andrea, come mi devasti tu, nessuno”
“Salve, so che il lettore deve rifiatare, ci fa una foto davanti ai barboni che vendono il fumo, nel mentre?”
“Certo”
“Grazie, gentilissimo”
“E di che? Dicevo? Ah, sì, gli chiedo due biglietti, costano trenta euro, certo, ma mica il capo della compagnia di quello stesso spettacolo li paga. La risposta è negativa, io non prendo i biglietti neanche per un mio amico e mia madre, ma che fallito che sono, eh? Sfortunatamente sono anche una persona onesta e continuo a recitare, professionalmente! Un giorno prima dello spettacolo chiedo al fenomenale Andrea se quantomeno verrò un minimo pagato, mi risponde che ci sarà un rimborso spese.”
“Solamente?”
“Sì, e doveva essere di almeno duecento euro, o forse trecento, di benzina per andar in quell’orrendo posto senza riscaldamenti i galloni!”
“Come è finita?”
“Mi ha dato cinquanta euro e mi ha salutato”
“Ma non hai un curriculum pienissimo, con più esperienza di molti?”
“Sì”
“Per tutto quello che hai fatto, sia nelle prove con loro che nella tua lunga seppur giovane carriera, ti si potrebbe definire un professionista”
“Non mi piace vantarmi, ma questa volta devo risponderti certo”
“E se sei un professionista...”
“Mi dovrebbero pagare? Giusto? Beh, lo hanno fatto, sono un professionista con cinquanta euro in tasca in più, adesso, nella vita conta la passione!”
Undici di mattina, Il Guerriero
Passo n’piazza...
Ue ragioniè!
Tutti mi gridan...
Ue ragioniè!
Tutti salutan...
Ue ragioniè!
Ue ragioniè!
E allor-risponde il ra, gio, nier!
Canta...
...ce na canzone,
ma una...
bella-assai,
e allor vi canto,
na canzone,
ma non di come mi maritai!
Ue ragioniè!
Passo n’piazza...
Ue ragioniè!
Tutti mi gridan...
Ue ragioniè!
Tutti salutan...
Ue ragioniè!
Ue ragioniè!
E allor-risponde il ra, gio, nier!
Me ne stavo,
bello tranquillo,
pè i banchi della scola onesta,
me ne stavo,
bello tranquillo,
ogni tanto... facevo festa,
ma mi padre,
tutto zompato,
me disse, vieni qua!
Ue ragioniè!
A figlio mio,
tu devi fare,
quello che mi passa a me,
a figlio mio,
tu devi fare...
devi fa u, ra, gio, nier!
Ue ragioniè!
Ue ragioniè!
E prendi, sta marcia eco...
...nomia,
dieci ore al giorno,
dentro una banca,
e tre figli da sfamà,
mezz’ora al giorno,
dentro a casa,
ma almeno il rolex me lo sto a com, prà!
Ue ragioniè.
Tutti poggiano cicchetti e boccali vari, giù d’applausi.